Tra le molte discutibili dichiarazioni rilasciate oggi da Mario Monti nel suo forum a Repubblica ce n’è una che trovo particolarmente ideologica e fuorviante. Questa:
Perché l’Italia è ridotta un po’ male? Perché per decenni i governi italiani hanno avuto troppo cuore e hanno profuso troppo buonismo sociale, soprattutto prima che arrivasse l’Europa un po’ austera a renderci più attenti…
Si potrebbe discutere a lungo sugli aspetti ideologici di simili divisioni dei ruoli (l’Europa austera e l’Italia cialtrona, per esempio) e anche di un simile lessico (il termine “buonismo”, per dire). Per adesso, stando alla sostanza, mi limito a osservare che questa giustificazione dei mali italiani e delle dure riforme considerate necessarie – espressa attraverso lo stesso lessico, la stessa divisione dei ruoli, lo stesso sottotesto politico e culturale – l’abbiamo già sentita. Esattamente vent’anni fa. Allora, proprio gli stessi che oggi incoraggiano Monti in questa direzione, a cominciare da Repubblica e Corriere della sera, la chiamavano “l’eredità della Prima Repubblica”. Vent’anni dopo, sarebbe ora che i teorici della Seconda cominciassero a prendersi qualche responsabilità. E a parlarci dell’eredità che ci hanno lasciato loro: il sistema politico, i partiti e i leader da loro promossi, i ministri del Tesoro da loro sempre e ininterrottamente elogiati quali rigorosissimi custodi del bilancio (altro che “buonismo sociale”). Ma soprattutto, prima di provare a rifilarci la stessa terapia dei primi anni Novanta, e con le stesse giustificazioni, dovrebbero spiegarci come mai non abbia funzionato finora.